Il metodo giacobino della calunnia seriale non si arrende mai ai fatti
Faccio appello ai miei concittadini di qualsiasi convinzione politica nel sostenere che nessuno è mai entrato nella vita pubblica con una reputazione tanto immacolata quanto la mia quando ho assunto la carica di ministro del Tesoro; una reputazione contraddistinta dall’indifferenza nell’acquisizione di una proprietà e non dall’avidità nei suoi confronti.
21 AGO 20

Faccio appello ai miei concittadini di qualsiasi convinzione politica nel sostenere che nessuno è mai entrato nella vita pubblica con una reputazione tanto immacolata quanto la mia quando ho assunto la carica di ministro del Tesoro; una reputazione contraddistinta dall’indifferenza nell’acquisizione di una proprietà e non dall’avidità nei suoi confronti.
Con questa predisposizione, per quanto fosse naturale aspettarsi critiche e opposizioni, sia per i principi politici che avrei potuto sostenere sia per la saggezza o l’opportunità dei piani che avrei potuto proporre, o per l’abilità, la cura e la diligenza con cui gli affari del mio ministero potevano essere compiuti, non è naturale immaginarsi – e io non l’immaginavo – che la mia fedeltà e integrità sarebbero mai state messe in discussione.
Eppure mi aspettava una grave delusione. Senza il minimo fondamento, sono stato ripetutamente colpito dal sospetto di aver gestito il mio ufficio secondo i principi più sordidi e di non essermi fatto scrupoli nel sacrificare il pubblico al mio interesse privato, e il mio dovere e il mio onore all’illecito accumulo di ricchezze.
Soltanto perché ho espresso un’opinione che un tempo avevo in comune con i miei oppositori, cioè che il debito pubblico dovrebbe essere previsto sulla base del contratto su cui è stato creato, sono stato accusato di essere in cattiva fede e di voler arbitrariamente aumentare il debito pubblico di molti milioni per favorire operazioni di aggiotaggio mie personali e dei miei amici.
Soltanto perché un membro della Camera dei rappresentanti aveva un’idea diversa dalla mia sulle norme sui budget e non aveva capito alcuni miei rendiconti, sono stato accusato di aver compiuto una deliberata e criminale violazione delle leggi e di essere inadempiente per milioni di dollari. Così sono stato spinto alla dolorosa necessità di chiedere un’indagine formale e solenne.
L’indagine ha avuto luogo. E’ stata condotta da una commissione di quindici membri della Camera dei rappresentanti – la maggioranza dei quali erano o miei nemici giurati o miei avversari, tutti di grande intelligenza, senza nessun mio alleato che disponesse dei mezzi necessari per ribattere alle accuse ingiuriose. Mr. Giles della Virginia, che ha dato inizio all’attacco contro di me, faceva parte della commissione.
Sono stati interrogati i funzionari ed esaminati i libri contabili. Sono state controllate le transazioni tra innumerevoli banche e il Tesoro. Ho lasciato libero accesso anche ai miei conti privati e il lavoro degli inquirenti è stato facilitato in ogni modo possibile. Il risultato è stato la dimostrazione piena che i sospetti rivolti contro di me erano del tutto senza fondamento. […]
Non dovevo aspettarmi che queste ripetute dimostrazioni di quanto fossero ingiuste le accuse rivolte contro di me avrebbero messo a tacere i miei calunniatori? Per quanto naturale possa sembrare questa aspettativa, tradirebbe la vera essenza del sistema giacobino. Secondo questo oscuro sistema, nessun personaggio, per quanto onesto, è al riparo dalla reiterazione degli attacchi, per quanto falsi. I discepoli di questo sistema sanno bene che ogni calunnia fa proseliti e riesce a mantenerli perché le assoluzioni non circolano mai tanto rapidamente quanto le ingiurie. Il numero di quelli che dal dubbio passano al sospetto e poi alla convinzione che l’imputato sia colpevole aumenta continuamente; e l’opinione pubblica, fiaccata dalla resistenza con cui le calunnie continuano a tornare a galla, si abitua all’idea che una persona accusata così tante volte non possa essere del tutto innocente. (2. continua)